Il baniano [dal port. banian e dall’ingl banyan, derivati dalla
voce hindi baniyā], è un imponente e curioso albero sempreverde (Ficus
bengalensis) dalle belle foglie lucide, vagamente simili a quelle delle piccole piante del genere Ficus che in Europa coltiviamo negli appartamenti. E’ originario dell’India,
dove è coltivato sia per la sua ombra, potendo riparare centinaia di
pellegrini, sia come albero sacro. Si racconta, infatti, che raccolto in
meditazione ai suoi piedi Buddha abbia raggiunto l’illuminazione.
L’albero, col clima giusto, può arrivare a un’altezza fino a
30 metri. Ha un tronco enorme, ma la sua caratteristica più appariscente sono curiose
radici che scendono numerose e diritte dai rami fino a penetrare nel terreno, come
vere e proprie esili colonne, così alimentando ma anche sorreggendo la pesante e
amplissima chioma, che può giungere a coprire anche varie centinaia di metri
quadrati. I nativi sono convinti che i semi racchiusi nei suoi frutti germogliano più
facilmente se dispersi sul terreno dopo essere stati mangiati dagli uccelli.

Per i devoti si tratta d’un vero e proprio “albero tempio”,
sia perché presente spesso nei recinti dei grandi luoghi di culto per ristorare
con la sua ombra i pellegrini, sia perché sotto le sue ampie fronde si innalzano
piccoli templi per la celebrazione di riti e cerimonie (v. antica stampa).
Ma il nome, stranamente, lo deve all’antica usanza di esporre
e vendere le loro mercanzie sotto la sua chioma da parte dei baniani, antichissima
casta dei mercanti indiani specializzati negli scambi di spezie, tè e tessuti con
l’Arabia e l’Africa orientale, dove erano attivi già prima dell’arrivo dei
Portoghesi nell’Oceano Indiano (sec. XV), quindi verso il 1400 dC.
Ebbene, un bell’albero giovane di baniano, raro esemplare in
Europa, è stato donato alla città di Roma dalla nostra Associazione
Bhaktivedanta Cultural and Educationl Library, che ha sede presso i locali del
Bibliothè, in occasione dell’inizio dei festeggiamenti a Roma del 50°
anniversario della fondazione della International Society for Krishna Consciousness (ISKCON) avvenuta a New York nel 1966) per
opera del fondatore-acarya A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada.
L’albero è stato messo a dimora, col suo carico simbolico,
nel giardino pubblico più centrale di Roma, in piazza Vittorio Emanuele II
(nota come “piazza Vittorio”), in una apposita ampia area concessa dal Servizio
Giardini della Capitale (ringraziamo il Sovrintendente ai Giardini Alessandro
Mori). La suggestiva cerimonia si è svolta mercoledì 25 novembre 2015
(giornata favorevole, perché di luna piena) nel primo pomeriggio, a cura della
Lega degli alberi (Massimo Livadiotti, coordinatore dell’evento, e Cristiana Pristy), del “Comitato
di Piazza Vittorio partecipata”, e con la presenza attiva per la prasada rituale
e canti devozionali di Enzo Barchi e
Trina Boyer del Bibliothè. Canti devozionali e un simbolico rinfresco con tè auyrvedico
hanno allietato la cerimonia. Ha preso la parola anche Massimiliano A. Polichetti, nuovo direttore
del Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” di via Merulana a Roma.
Piantare un baniano, oltretutto uno degli alberi simbolo
dell’India, in Italia, al centro della città di Roma, e per di più in occasione
del cinquantennale della fondazione della Società per la Coscienza di Krsna,
avvenuta negli Stati Uniti, è da interpretarsi come un atto altamente simbolico
del legame tra Est e Ovest, capace di rafforzare attraverso i tre continenti la
comune origine culturale e la sensibilità che lega Stati Uniti, Italia e India.
AGGIORNATO IL 28 NOVEMBRE 2015
AGGIORNATO IL 28 NOVEMBRE 2015
Nessun commento:
Posta un commento